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Africa Bambina
[Canale5, Superflash, 12-1984]
Nel periodo natalizio del 1984, le Mele Verdi ricompaiono a Superflash (Canale 5) con una canzone molto particolare, Africa bambina, che fu proposta, sempre in quegli stessi giorni, anche sulla Rai (nell’ambito di una trasmissione dedicata all’Ambrogino d’Oro), su Telereporter e su Antenna 3. Qualche tempo prima, nel corso dell’intervista trasmessa da Telereporter, Rony Lucido aveva dato alcune anticipazioni su questa coreografia, con le parole “Il giorno di Natale saremo qua! Vi porteremo tanto sole in un mondo stupendo!”: Rony si riferisce all’esibizione su Telereporter, ma le sue parole, chiaramente, fungono anche da presentazione delle altre tre apparizioni. Il fatto che la coreografia di Africa bambina sia stata proposta su ben quattro emittenti televisive, e così diverse tra loro, mostra il notevole credito raggiunto dal gruppo di Mitzi Amoroso presso ogni livello di tutta la televisione italiana.
La puntata di Superflash in cui appare Africa bambina è, secondo le parole del conduttore Mike Bongiorno, una speciale “Edizione Bambini di Natale”: ma, stavolta, la performance delle Mele Verdi non sembra rivolta esclusivamente ai bambini. Gli accordi iniziali di Africa bambina, infatti, evocano prepotentemente la splendida atmosfera dell’elettropop anni ’80: un ritmo trascinante e una melodia orecchiabile, misteriosa e dal fascino magnetico, le cui sonorità richiamano i tanti successi degli OMD, il Jean Michel Jarre di Equinoxe e i Visage di Fade to grey. Il raffinato testo, dagli aspetti quasi criptici, e i costumi ricercati e adorni, celebrano culture lontane e paesaggi fatati; di tutto ciò è corona una brillante coreografia, e l’insieme ha tutte le carte in regola per attrarre lo spettatore adulto.
Probabilmente meglio di ogni altra testimonianza video, Africa bambina evidenzia quanto il progetto Mele Verdi fosse in continua evoluzione, in particolare per adeguarsi al gusto, al trend del momento, con l’obiettivo di raggiungere il consenso sempre più ampio di un’utenza diversificata: è un aspetto nevralgico delle Mele Verdi, che mostra con chiarezza la profonda differenza che intercorse tra la dinamicità del progetto di Mitzi Amoroso e l’indisponente immobilismo di altre realtà consimili (il Piccolo Coro dell’Antoniano e i Piccoli Cantori di Milano).
Sicuramente, per miscelare innocenza e malizia e dar vita ad una forma di spettacolo valida, riuscita, in cui non appaiano quelle sbavature che lo spettatore adulto mal tollererebbe, occorre un talento non indifferente, e in questa direzione Africa bambina è il trionfo di Stefania Mantelli, la piccola solista. Di lei, colpiscono la sicurezza con cui affronta ogni passo di danza, ogni movimento, e, forse in particolare, la grazia che vive nelle espressioni del suo viso ora di vispa monella, e un attimo dopo simpaticamente accigliato; e sempre sereno, come se, davvero, il talento naturale non richiedesse impegno per venire espresso, ma scorresse limpido e tranquillo come l’acqua di una fonte appena nata, senza intoppi e timori. Negli anni successivi, a quel talento piacque giocare a nascondino, e per questo, forse, qualcuno avrà pensato che esso sia rimasto bambino: ma ogni appassionato delle Mele Verdi sa benissimo che, quando questo talento accetterà di farsi nuovamente colpire da un raggio di sole, rivelerà gli stessi occhi, la stessa bellezza e la stessa età che ha, oggi, Stefania Mantelli.
(Nel gruppo si riconoscono Mariacristina Bottini, Valentina Casartelli, Silvia Congiu, Rony Lucido, Alessandra Maldifassi, Barbara Vai, Corinna [?] e Cristiana Cucchi; alla batteria Paolo Peroni).
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